A proposito di Agatha Christie e Nellie Bly, grandi viaggiatrici

La letteratura di viaggio è ricca di storie di grande interesse. Che siano il racconto emotivo di luoghi o le narrazioni di imprese straordinarie, brillano di un indubbio fascino che inevitabilmente si acuisce quando si tratta di esperienze vissute e raccontate in prima persona magari da autrici come la regina del giallo Agatha Christie e la leggendaria giornalista statunitense Nellie Bly. Mi sono imbattuta in due loro scritti di recente, da quando frequento il genere con maggiore assiduità. Due esperienze diverse le loro, tanto per le epoche – fine ‘800 per la Bly, anni ’40 del ‘900 per la Christie – quanto per il tipo di viaggio: una sfida pionieristica nel primo caso, avventure in terre lontane dovute a esigenze di studio e ricerca nel secondo. Sono, però, accomunate sia dall’eccezionalità degli eventi vissuti che dallo spirito con cui li affrontarono.

In “Viaggiare è il mio peccato” (Oscar Mondadori), la creatrice di Poirot e Miss Marple mette da parte misteriosi omicidi e intrighi per dedicarsi al racconto delle sue personali vicissitudini in Medio Oriente, al seguito delle spedizioni archeologiche del marito Max Mallowan. Ne “Il giro del mondo in 72 giorni” invece (l’ho letto nella versione francese edita da Editions Points, ma in Italia è pubblicato da Mursia), la Bly, nel 1889, decide di sfidare Phileas Fogg, sì, proprio il personaggio nato dal genio di Jules Verne, e intraprendere in solitaria un viaggio attraverso i continenti da concludere in meno di 80 giorni. Scommessa che vinse con coraggio e determinazione.

In tanti campi le donne hanno sempre dovuto sgomitare di più per fare quello che volevano fare e dimostrare il loro valore senza perdere quella che, per amore di sintesi, chiameremo femminilità. Lo hanno fatto andando in controtendenza, non allineandosi al costume vigente e smontando quell’insieme di comportamenti abitudinari e paure in cui le stesse donne della propria epoca si rifugiavano o in cui venivano costrette loro malgrado. Credo che questo sia valso anche per l’esperienza del viaggio, con tante eccezioni sia chiaro, come quelle di queste due straordinarie figure femminili. In questi scritti, oltre alla cronaca degli eventi, emergono le difficoltà che incontrarono e l’incredulità che le loro scelte suscitarono. Per vedere il suo progetto approvato da direttori e colleghi, Nellie Bly attese non poco tempo. Era una bella sfida quella di girare il mondo in poco più di due mesi, ma più adatta agli uomini, le dissero. Affrontò sguardi sorpresi e diffidenti, nonché battute sull’impossibilità per una donna di muoversi agevolmente a causa del consistente numero di bagagli che avrebbe portato con sé. Ma alla fine, fu lei a vincere. Armata di una sola borsa a mano e di un solo vestito, fece quello che nessun altro aveva fatto fino a quel momento e tracciò un segno nella Storia.

Tanto la giornalista americana, quando la scrittrice inglese usano una buona dose di autoironia nel descrivere le vicende di cui furono protagoniste regalando un punto di vista privilegiato sui loro caratteri. Vi consiglio, in particolare, le prime pagine del libro della Christie, quelle dedicate ai preparativi per le lunghe trasferte in Siria e Iraq, dense di humour. Come combinare l’esigenza di praticità e semplicità con l’irresistibile tentazione di non rinunciare a vezzi come un numero superfluo di scarpe? Un amletico interrogativo che tuttora, sono certa, si riverbera nella testa di ogni donna alle prese con la preparazione di una valigia e che la Christie (non) risolse a suo modo.

Siamo tutti circondati da donne fantastiche. Oggi come ieri. E non occorre intraprendere missioni straordinarie per dimostrarlo. Mi piace, però, pensare che persone come Agatha Christie e Nellie Bly, e tante come loro, abbiano avuto il coraggio o la forza di guardare più in là, e dopo aver trovato strade nuove, abbiano invitato a percorrerle, contribuendo a cambiare i tempi.

Si parte!

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Per diversi motivi, di vita e di lavoro, ho iniziato a viaggiare più spesso. Nulla di paragonabile con chi sale e scende dagli aerei come da uno step in palestra, ma, insomma, ho girato e sto girando. E ci ho preso gusto. C’è qualcosa nella dimensione del viaggio che mi affascina terribilmente. Gli occhi cambiano lo scenario su cui normalmente si soffermano e per chi, come me, soffre di fastidiosi rossori, è un sollievo migliore di qualsiasi collirio. Il viaggio, inoltre, è sempre un nuovo inizio: che sia di piccola o lunga durata o per vicine o lontane destinazioni, ti permette di azzerare il contatore e, in parte, ricominciare. E può essere terapeutico. È, d’altronde, un’esperienza, comunque vada. Quindi arricchisce, insegna, porta con sé una inevitabile crescita. Se si è affetti da insaziabile curiosità, viaggiare è il più nutritivo degli alimenti. Si rispolverano le conoscenze di storia, si allieta lo spirito con opere d’arte, si allargano i propri orizzonti mentali conoscendo, scoprendo, adattandosi, mettendosi alla prova. C’è, poi, tutto il lato gastronomico della faccenda, ottimo canale per conoscere la cultura di un territorio e di un popolo. Per dirla con uno dei personaggi di Alicia Giménez-Bartlett: “Nessun viaggio è un vero viaggio se non ci si ferma per mangiare”. E devo ammettere che l’argomento mi lascia tutt’altro che indifferente.

Dunque, sì, il viaggio, come scoperta, visione, fuga, divertimento, necessità vitale. Se avrete la pazienza o la curiosità di seguirmi, ne potremo discutere insieme. Non si parlerà solo di questo. Mi farebbe piacere accompagnarvi tra i miei Appunti di dolce vita, quelle parentesi di ossigeno che ci ritagliamo tra impegni, incombenze e seccature. Un titolo che non nasce per caso. Cammino e viaggio da sempre con una penna e, almeno, un foglio di carta in borsa. E sulla dolce vita l’omaggio è intuibile. La sintesi dei due elementi e lo sprone a mettere in pratica questa confusa idea li devo a due persone che da un po’ di tempo hanno la bontà di sopportarmi. Si riconosceranno passando di qui.

Allora, si parte!

“Quando sono in viaggio, d’improvviso ogni legame decade, mi sento leggerissimo, senza alcun rapporto e libero. Interi anni passati ritornano d’un tratto: nulla è concluso, tutto ancora ricolmo di esordio e seduzione”

Stefan Zweig, “Quel paesaggio lontano” (EDT)

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